«I’ll play it first and tell you what it is afterwards.» (Miles Davis)

Le migliori foto del Los Angeles Times per il 2009

Il Los Angeles Times ha pubblicato una selezione delle migliori foto del 2009. Sono tutte molto belle, e alcune veramente geniali (come quella in cui due poliziotti portano via “Spider man” in manette su Hollywood Boulevard) ma per il blog ho scelto quella di Richie e del piccolo Austin, che mi pare la più bella e anche la più benaugurante per l’anno che sta per arrivare.
Dategli un’occhiata ;)

Attenzione: alcune immagini sono abbastanza esplicite.

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Come si dice “parole sante” in lussemburghese?

Oggi su Corriere.tv c’è una bellissima intervista a Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Mi piacciono quei due, specie quando ci regalano delle perle di saggezza e amore universale che nemmeno il Dalai Lama:

“Tutti la chiamano crisi economica, io credo che sia una grande crisi di valori
penso che sia una crisi dovuta al malcostume, a una decadenza umana, [...] a un volere troppo senza dare niente”

oppure

“Di valori ce n’è uno: l’amore”.

Bravi loro, e bravi quelli del Corriere.
Ah, a proposito di volere troppo senza dare niente: quand’è che ci fate sapere com’è andata a finire la storia dell’evasione da ottocentomilionidieuro?

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L’aggravante del calzino bianco

 

Mediaset fa pedinare e filma di nascosto il giudice Mesiano. Nel servizio che poi confeziona si vede il giudice intento a passeggiare, fumare, sedersi su una panchina. Sono d’accordo con Annalisa Spinoso, autrice di questo pezzo di alto giornalismo: si tratta di comportamenti effettivamente un po’ strani. 

Comunque non fermatevi alle apparenze: Mesiano ”ci ha abituato a ben altre stranezze”, oddio non è che su queste  qualcuno in Mediaset ci faccia la cortesia di aggiornarci, ma perché non fidarsi? Quello che si vede qui sopra mi pare già un buonissimo motivo per mettere il giudice alla gogna su Mattino 5.

Questa è la televisione dell’uomo buono e giusto.

Update:
Da leggere anche le opinioni di Wittgenstein e Guia Soncini.

Voi siete diversi. Ce ne eravamo accorti.

Gabriella Carlucci, quella dura e pura, quella del:

le auguro che appena suo figlio abbia accesso a Facebook venga intercettato dai pedofili, e lo incontrino sotto scuola

Insomma l’equa e misurata parlamentare sempre impegnata in grandi battaglie di civiltà, è stata condannata per aver tenuto in nero una sua collaboratrice

Nella sua presentazione (con tanto di errori di ortografia), dal titolo “Noi siamo diversi” scrive così:

Come pensate che si possa risolvere i grandi problemi della pace e della giustizia se non siamo in grado di dare sicurezza e benessere alla nostra gente?

Dattela tu una risposta, Gabriellina. Magari in nero, senza dichiararla.

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Berlusconi: “Vedrete di che pasta sono fatto”

Tiro ad indovinare:

Pasta alla Puttanesca

Pasta alla Puttanesca

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Henry-Lévy, il vaso, la pipì e la mira scarsa

Bernard Henry-Lévy ha studiato alla Ecole Normale Supérieure di Parigi, è filosofo e giornalista di una certa cultura, ha sposato battaglie nobili, come quella a favore degli studenti iraniani, eppure questo non gli ha impedito di infilare ieri sulle colonne del Corriere una serie di schifezze a difesa di Roman Polanski che la metà basterebbero a prenderlo a calci nel sedere.

Polanski, è bene ricordarlo, nel 1977 portò a casa di Jack Nicholson una ragazza allora tredicenne, alla quale aveva promesso una carriera da modella. Una volta lì la drogò e abusò di lei (in maniera tutt’altro che delicata). Tentò il patteggiamento, poi fuggì in Europa e non si fece più vivo negli Stati Uniti.
Stupratore e latitante, riassumendo.

Viene difficile anche solo pensarla la difesa di una persona con questo curriculum, ma evidentemente così non è per Henry-Lévy. Per lui infatti la richiesta di estradizione avanzata dai giudici americani non è un atto di giustizia, e di questo potete tranquillamente convincervi leggendo queste inattaccabili motivazioni:

Le cose col loro nome: “relazione sessuale illegale”

La «relazione sessuale illegale» — di cui Roman Polanski si è riconosciuto colpevole trentadue anni fa — non è il crimine contro l’umanità che da dieci giorni denunciano i vendicatori lanciati alle sue calcagna. È un crimine, sì. Ma ci sono gradini sulla scala del crimine.

Se ne deduce che da alcuni “gradini” si possa tranquillamente saltar via senza passare dalla galera, che sarà mai: è solo uno stupro. Pardon, una “relazione sessuale illegale”.

Senso, logica, perdono e colpa

Questa vicenda è tanto più insensata in quanto la principale interessata ha scelto di perdonare, di voltare pagina e, se possibile, di dimenticare.

Urge ripasso sulla differenza fra il concetto di perdono e quello di giustizia, che dovrebbero andare a braccetto. Per Henry-Lévi invece perdono e colpa fanno scopa e si annullano, voilà. Che ce vo’?

Fatti una domanda, datti una risposta

Quando la vittima si ritira, non spetta alla società, cioè al giudice, agire in giustizia? Probabilmente sì. Da uno stretto punto di vista giudiziario, è in effetti un diritto della società. Ma non sarà né la prima né l’ultima volta che lo stretto punto di vista giudiziario verrà meno sia alle esigenze della compassione sia a quelle dell’intelligenza.

Qualcuno è in grado di spiegarmi il succo?

E comunque gli ipocriti siete voi, signori giustizieri:

Alla base di questa storia c’è il profumo di giustizia popolare che si spande tutt’intorno e trasforma commentatori, blogger e cittadini in altrettanti giudici sottomessi al grande tribunale dell’Opinione pubblica: gli uni soppesano il crimine; gli altri il castigo. Delle due l’una, signori giustizieri. O Polanski era il mostro che voi dite, e allora non bisognava dargli premi Oscar o premi César; bisognava boicottare i suoi film e denunciarlo alle autorità ogni volta che, con la famiglia, andava a trascorrere le vacanze nella sua casa in Svizzera.

E allora te lo vorrei dire, Bernard: magari ti sfugge che un uomo nella sua vita può essere autore di cose stupende e meschino nella stessa misura nell’arco della sua esistenza. Le due cose comunque non si annullano a vicenda e giustizia vorrebbe che ognuno pagasse per i crimini commessi. Il giochino del tutto-santo o tutto-diavolo serve solo a quelli che hanno da difendere gli indifendibili.

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Settembre non è poi così male

disclaimer per adedip: questo è un post di più di due righe di contenuto originale :D

Musicalmente parlando questo settembre non è niente male.

Sto ascoltando da ieri Ellipse, il nuovo disco di Imogen Heap; non ha niente di particolarmente innovativo rispetto a Speak for yourself ma a me quello stile e quelle sonorità fanno impazzire per cui direi che va più che bene, e comunque parliamo sempre di distanze siderali dalle varie ladygaga e alessandramoroso che ammorbano le radio.

Se a questo aggiungiamo il ritorno degli Otto Ohm a quattro anni dall’ultimo lavoro (a proposito, il 16 suonano all’Alpheus) direi che l’iPod è a posto per un bel po’.

Giusto per completare la lista, i dischi in rotazione in quest’ultimo periodo sono:

  • Soul, Seal (che canta James Brown, Sam Cooke, Otis Redding e un po’ di altri mostri sacri)
  • Laiv, Davide Van De Sfroos
  • The Eraser Remixes, Thom Yorke

E ora potete anche beccarvi Imogen Heap live su TED:

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Succede in Italia

e io non ho parole.

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Cosa non si fa per la pagnotta…

Scovo su internet (figurati se lo fanno passare in tv) un inedito e scoppiettante Berlusconi, intervistato da uno stuolo di brunivespa tunisini, su Nessma TV, il canale di cui detiene il 50% insieme a Tarek Ben Ammar.

Commovente il passaggio al minuto 3:30, in cui Berlusconi – ricordando il passato a volte tragico del popolo italiano emigrato – afferma che la politica del governo è quella di offrire un lavoro, una casa e una scuola per i più piccoli, agli immigrati che vengono nel nostro Paese.


Commozione, applausi. Chapeau.

E per i più psicopatici ecco a voi un giochino: trova le differenze…

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Chi ha paura di chi?

Ho appena finito di leggere l’intervento dell’amico Ernesto sulla recente sentenza del Tar che stabilisce, per l’insegnamento della religione Cattolica, la non legittimità a concorrere all’attribuzione dei crediti formativi per la maturità. Dopo aver letto il post, di segno opposto, di Michela volevo calarmi nella parte dell’avvocato dell’angelo, e cercare, tra le argomentazioni contro la sentenza qualcuna che cogliesse nel segno.

I risultati sono stati piuttosto scarsi però, anzi dopo l’ennesimo giro di letture sul web mi paiono sempre più evidenti le incongruenze che le argomentazioni contro la sentenza sollevano. Lasciando da parte gli interventi scomposti dei soliti politici, e prendendo per buone le osservazioni di Dalla Torre, o del ministro Gelmini, credo bisognerebbe partire da alcuni dati di fatto:

L’insegnamento della religione è un insegnamento confessionale. Non si insegna la storia delle religioni, non si insegnano le culture religiose delle varie confessioni (fosse anche “solo” di quelle europee), non si insegna il contributo storico della religione cattolica alla formazione della società. Si “insegna” la religione cattolica.

Cosa vuol dire insegnare una religione? Si può imparare una religione? Ma soprattutto, come nota il TAR nelle motivazioni della sua sentenza: in quale modo dovrebbe essere valutato il rendimento scolastico di un alunno che ha frequentato l’ora di religione?

Tra i tanti che gridano al laicismo, nessuno infatti pare ricordare come già ora l’insegnamento della religione non concorra (per legge) all’assegnazione dei voti a fine anno, e che la valutazione per gli alunni che frequentano l’ora di religione è staccata (anche fisicamente, nella pagella) dagli altri voti e non espressa in decimi. E questo per un principio direi abbastanza condivisibile: essendo quello della religione un elemento fortemente attinente alla sfera profonda dell’uomo, legare la valutazione alla maggiore o minor fede (o alla totale assenza di fede) di qualcuno, comporterebbe automaticamente una discriminazione. La scuola infatti non può e non deve certificare se e quanto credo.

Cosa c’è da temere, osserva bene Ernesto, da un’offerta formativa in più? Nulla direi, il problema a questo punto diventa capire perché quello che è garantito agli alunni di religione cattolica non debba essere garantito per quelli di religione islamica, per gli ebrei, o per i valdesi. Per loro la religione è meno importante? O la scuola italiana pensa solo alla maggioranza?

E se infine, come vanno stranamente proclamando in tanti, si tratta di un insegnamento di tipo storico-culturale, perché l’idoneità degli insegnanti è legata al parere del Vescovo territorialmente competente e può essere da lui revocata? Perché ad insegnare il “patrimonio culturale e storico delle religioni” deve essere un laureato in teologia (cattolica) e non un laureato in storia o filosofia?

Chi ha paura di chi?

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