Te la do io l’intervista
A. Gilioli dell’Espresso cerca di intervistare Grillo, lui la prende male, e rifiuta in maniera ancor peggiore. Cosa mi colpisce di questa vicenda?
1) I sostenitori ciechi, quelli che: “Fagliela vedere Beppe a tutti sti str…”; e per i quali tutto è Casta.
Ovviamente il problema non è Grillo, il problema è mandare il cervello in pensione, dare la propria coscienza civica in appalto. In questo i “Grilliani” non sono molto diversi dai Berlusconiani sfegatati o da certi Comunisti di paese che conosco, aivoglia a dire di no.
Osserva bene Filosofo austro-ungarico: chissà cosa accadrà quando s’accorgeranno che anche questo re è nudo.
2) La difesa d’ufficio più accreditata tra quanti giustificano Grillo (esclusi i casi di cui al punto uno, ovviamente) suona più o meno così: Grillo è un comico, e come tale non è il caso di farne troppo un dramma, o peggio come fa Gilioli, prenderlo troppo sul serio.
Lo ammetto c’ero cascato anch’io, guardando gli spettacoli e ascoltandolo in teatro a Roma. Poi c’è stato il V-day, ed è cambiato tutto: non si possono portare migliaia di persone in piazza, organizzare gruppi di discussione, presentare proposte di legge d’iniziativa popolare e pensare che quella sia ancora “roba da comici”. Così come Nanni Moretti non era solo un regista quando girotondava intorno ai palazzi (a proposito, dove sei finito?).
C’è differenza fra essere dei politici e fare politica.
Stiamo diventando sempre più un paese in cui i politici non fanno politica e gli altri sono costretti ad arrangiarsi da soli (dai meetup ai blocchi stradali per evitare di vivere a braccetto con una fabbrica di tumori). Un “equivoco” che è fratello di un altro grande equivoco della politica italiana: quello dei professionisti “prestati” alla politica. Da Berlusconi (15 anni in parlamento, ma non azzardatevi a chiamarlo politico, lui è un imprenditùr per carità) in giù l’Italia ne è piena, e anche qui, grazie ad un’approccio affettuoso al conflitto d’interessi è spesso la politica ad aiutare la professione e non viceversa.
3) Alcune domande di Gilioli saranno anche un tantino capziose, ma è cento volte più blogger lui di Grillo.
4) Repubblica non cambierà mai. Ha aperto una pagina riportando i link di tutti quelli che parlano della questione Gilioli-Grillo, nei link ci sono anche quelli che semplicemente linkano l’articolo dell’Espresso, o lo riportano per intero. Evidentemente era troppa la fatica da fare per tirar su della roba un po’ più ragionata.
Tags: a. gilioli, beppe grillo
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